La caricatura al potere. anzi contro!

Doaa è una ragazza molto decisa e combattiva anche dal vivo. L’abbiamo incontrata a Prato durante l’evento “Nuvole di libertà” in veste di relatrice per parlare di libertà di espressione nel Mediterraneo e del suo sorprendente libro “Cinquanta disegni sulle donne e molto di più” (traduzione libera dall’arabo). Un compendio illustrato delle violenze che le donne subiscono ogni giorno in Egitto. Disegni “forti” e di denuncia accompagnati da articoli della Costituzione che confermano e, in molti casi, determinano la violenza sulle donne che, prima ancora che familiare e culturale è istituzionale. E i fumetti, scopriamo, sono un’arma potentissima per raccontare tutto questo.

Quando ti sei avvicinata al mondo del disegno e quando hai capito che era il modo in cui preferisci esprimerti?

Ho capito di voler fare caricature solo dieci anni dopo la laurea alla facoltà di Belle Arti. Ed è così che mi sono trasferita al Cairo, non è stato facile entrare in questo mondo. Solo dopo diverso tempo sono riuscita a pubblicare il primo lavoro, grazie al redattore Ibrahim Issa, quello è stato l’inizio, uno spazio su il giornale “Dostor” (Costituzione). Sono poi riuscita a pubblicare altri lavori su diversi giornali, fino ad arrivare ad uno dei più famosi, “Mars el Youm “ (l’Egitto oggi). Da qui è cominciata la mia carriera proseguita partecipando a diverse mostre internazionali e vincendo numerosi premi, sia nazionali che internazionali.

 Che tipo di caricature fai normalmente sui giornali con cui collabori?

Normalmente i miei lavori parlano di politica, di società, di donne e di diritti umani.

Da dove è venuta l’idea di fare un libro sulle donne?

L’ho sempre avuta! Ho cominciato a pensare a questo lavoro sin dall’inizio della mia carriera. Nel mondo arabo esistono molti lavori del genere, molti fumetti e caricature sulla questione femminile, ma non ne trovavo nessuno che mettesse in campo la relazione con le leggi discriminatorie per esempio. Mi sono sentita in dovere di parlare delle donne e delle discriminazioni che le riguardano; è necessario che i problemi delle donne vengano esposti dal punto di vista delle donne, perfino nella biblioteca araba per la caricatura manca un lavoro del genere.

 Quanto ha influito (nel bene e nel male) sul tuo lavoro essere donna?

Una difficoltà dell’essere donna è stata quella di non essere presa subito sul serio dai miei colleghi, ci sono voluti diversi anni, ho dovuto insistere parecchio, lavorare sodo, ma alla fine sono stata apprezzata. Amo questo lavoro, anche se non è sempre facile, la libertà diminuisce sempre di più, ma sono sicura che tutto questo cambierà un giorno, e fino a quel giorno io farò la mia parte.

Dovessi fare un bilancio degli ultimi 10 anni che cosa potresti dire della condizione femminile in Egitto ?

Quello che è successo in Egitto durante la rivoluzione mi ha regalato esperienza. Anche se la rivoluzione non è andata come desideravamo, e politicamente non ha cambiato nulla, ha cambiato le persone, la loro umanità, lo rappresento anche nei disegni che faccio. Per quanto riguarda la donna egiziana e le condizioni in Egitto, devo dire che ho visto delle donne forti lottare in circostanze molto difficili. Oggi, la crisi economica e politica si riversa soprattutto sulle donne: i tassi di violenza sono aumentati per esempio, in particolare nella zone povere.

Quale ti sembra la discriminazione più grande sulle donne in Egitto?

Sono diverse: le molestie, gli stupri e le mutilazioni genitali femminili.

Hai avuto problemi per i tuoi disegni?

Oh si! Ma mi ci sono abituata. Ad esempio c’è stata una denuncia una volta da parte dei Fratelli Musulmani, l’accusa era di vilipendio della religione islamica, a causa di una caricatura su Adamo ed Eva! Il caso si è concluso con la loro caduta politica ed al momento non ho accuse pendenti, ma ricevo continue pressioni.

Che idea ti sei fatta dell’ “essere o non essere donna” come recita una tua vignetta? Vale la pena?

Io sarò sempre orgogliosa di essere una donna senza ombra di dubbio. Le donne spesso vorrebbero essere uomini e ottenere quindi molte libertà e diritti. Ma io non ho bisogno di essere un uomo per ottenere le mie libertà, sono una donna e ne sono orgogliosa.

Intervista di Pamela Cioni

 

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