Jam session: quando una marmellata cambia la vita

All’interno delle comunità rurali angolane, la donna svolge il ruolo di genitrice e di lavoratrice, senza però prendere parte attivamente alla vita decisionale della comunità. Quando il soba (capo villaggio) annuncia una riunione, tutti i membri della comunità si riuniscono in cerchio sotto il tetto di paglia del dgango, luogo adibito al consiglio degli anziani e alle riunioni pubbliche. Anche le donne prendono parte alle riunioni, raggruppandosi sullo sfondo della scena, spesso rimanendo al di fuori del dgango nonostante il pesante sole.

Non prendono mai la parola se non direttamente interpellate; tutt’altro paio di maniche durante gli incontri tra sole donne. La donna angolana appartenente ad una comunità rurale partorisce numerosi figli, dai sei ai quattordici, nella speranza che qualcuno di questi sia abbastanza forte per combattere la lotta per la vita.

Nonostante il pancione, un figlio piccolo legato sulla schiena ed un altro al seno, la donna continua a svolgere i suoi compiti giornalieri. Inizia preparando il matabixo (la colazione) per la famiglia, quindi si carica in testa una zappa e una pala e si avvia con i figli piccoli verso la lavra (il campo coltivato).

Nella stagione secca, quando l’acqua scarseggia e il lavoro nei campi è poco, viene battuto a mano il mais sgranellato ed essiccato, fino a renderlo fine come una farina di grano. Con questa farina si ottiene il funji la base di qualsiasi pasto angolano, sostanzioso ed economico.

Oltre alla vendita della farina le donne producono una bevanda energetica a base di radici locali che vendono in bottiglie di plastica lungo la strada ad un prezzo molto basso. Questi piccoli introiti dovrebbero aiutare le famiglie ad acquistare medicine per i figli e altri generi alimentari come olio di palma, sapone e pesce secco.

Nonostante il duro lavoro che la donna svolge, alla fine il reddito generato rimane misero e spesso insufficiente ai suoi stessi fabbisogni e a quelli dei suoi figli. Camminando per i sentieri delle comunità si incontrano molti alberi di mango, guaiaba, papaya, Lohengo (una specie da frutto autoctona della foresta della regione di Miombo), oltre a piante di maracuja e ananas.

Da qui è nata l’idea di trasformare la frutta in confettura con le donne delle due comunità, situate nella provincia del Cuanza Sul e inserite nel progetto “Pipdfea” (progetto per la protezione delle foreste costiere angolane). Oggi i barattoli di marmellata vengono venduti ai mercati locali ed una delle donne ha anche sperimentato la vendita a cucchiaio, accompagnata da un’altra che vende pane.

Le confetture hanno riscosso un buon successo ed ogni bambino, ragazzo e adulto della comunità, seguendo il profumo della frutta dolce, non perde occasione di passare a prenderne una cucchiaiata quando le signore sono in fase di preparazione. Grazie alle confetture di frutta le donne riescono a mettere da parte una buona somma per coprire alcune delle necessità più impellenti. Da poco inoltre le donne hanno stipulato un accordo con un panificio della vicina città di Waku Kungo, per vendere i barattoli di confetture, presentati con un’etichetta che riporta il nome della loro associazione.

Inoltre hanno già iniziato a ripiantare alberi di Lohengo ed altre piante da frutto che, oltre a produrre frutta, rappresentano una risorsa naturale ed ambientale indispensabile e preziosa per l’ecosistema del Miombo, messo a rischio dall’alto tasso di deforestazione. Qualche volta, l’emancipazione delle donne può anche passare da una semplice marmellata!

di Maria Vittoria Moretti, stagista COSPE

 

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