I fiori di Jendouba: “Rayhana”, un centro per assaporare il profumo dei diritti

Un giorno come un altro nel 2012, mentre passeggiavo per raggiungere il mio posto di lavoro, mi sono imbattuta nell’annuncio di lavoro del progetto “Centro Donna Solidarietà” realizzato da COSPE a Jendouba, una delle periferie dimenticate del Nord Ovest della Tunisia. Nonostante rischiassi di perdere la stabilità lavorativa che avevo, ho deciso in quel preciso istante di partecipare alle selezioni, di non essere come le altre. Ho deciso di essere cittadina e di lasciare un’impronta in un percorso speciale che mi riguarda come donna.

Ho avuto così la fortuna di far parte del team del progetto e di sperimentare un cambiamento individuale prima e collettivo poi. In passato ero abituata a dire sempre di sì, in particolare al mio datore di lavoro. Il mio percorso di trasformazione personale è passato dall’imparare a dire no, a manifestarsi, a spingere le altre a cambiare mentre cambiavo me stessa. La nascita dell’associazione “Rayhana” (fiore in arabo ndr) delle donne di Jendouba è stata una sfida enorme.

Abbiamo deciso infatti di lavorare su un processo di empowerment basato su un approccio trasversale di genere che valorizza lo scambio delle competenze e delle informazioni tra le donne. Il lavoro con e tra le donne cittadine e delle zone rurali della nostra regione si è incentrato sin dall’inizio sul lavorare insieme, valorizzando l’incontro che diviene naturale e che facilita la costruzione di relazioni di fiducia e legami sociali.

Abbiamo cercato di lavorare, e continuiamo a farlo, per mettere in armonia i saperi delle donne, di condividere le competenze e provare a scrivere una storia comune. Con l’associazione “Rayhana”, vogliamo mobilitare le donne affinchè apprendano l’importanza di un impegno comune per valorizzare e rigenerare il territorio che viviamo attraverso una prospettiva di genere.

Per stimolare un cambiamento della cultura patriarcale radicata tanto nella nostra società come su scala mondiale è necessario innescare dei mutamenti socio-culturali profondi. Questo vale per noi tunisine come per tutte le donne. Come presidentessa dell’associazione, ho fatto delle scelte rischiose e rimesso in discussione la mia vita privata e pubblica per portare avanti iniziative coraggiose. Penso ai tanti momenti che abbiamo organizzato per parlare di tematiche considerate tabù, come la sessualità.

Ma lo abbiamo fatto in maniera intelligente, senza astrazioni, mettendo le mani in pasta, con tante donne di estrazioni sociali diverse. È il caso per esempio della nostra attività di “uncinetto femminista”, in cui facendo la maglia abbiamo fatto emergere storie di donne che difficilmente trovano spazio e libertà di parola. Questo cambiamento reciproco ha creato delle relazioni che oggi danno concretezza al nostro attivismo.

Oggi sono una donna leader e ne sono fiera. Con “Rayhana” siamo riuscite a creare piccole trasformazioni quotidiane della società e di rafforzamento delle donne. In primis attraverso la “Casa Rayhana”, uno spazio delle donne conviviale e dedicato al benessere collettivo, che offre accoglienza ma anche servizi e opportunità come lo sport o nozioni sull’alimentazione e oggi, addirittura, una radio.

Credo che il cambiamento passi prima di tutto dalle nuovissime generazioni. Per questo lavoriamo con bambine e bambini per stimolare la loro consapevolezza sui beni comuni e le risorse del territorio. Per il futuro sogno infatti una Tunisia e un mondo in cui donne e uomini possano rispettare la natura, le risorse naturali e preservare il patrimonio per le generazioni future che sono la nostra più grande speranza.

*Direttrice “Casa Rayhana”

 

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