Non una di meno: le pronipoti delle streghe sono qui!

Con “Non una di meno” una moltitudine di donne ha saputo agire dal basso una pratica politica aggregante in grado di mettersi in comunicazione in un movimento giovane nato solo pochi mesi fa ma radicato nel primo femminismo degli anni ‘70 per ritrovare le parole d’ordine che caratterizzavano il movimento di quegli anni. Dopo l’imponente manifestazione dello scorso 26 novembre a Roma che ha visto scendere in piazza oltre duecentomila donne, le diverse assemblee nazionali, tra cui quella di Bologna del 4-5 febbraio con oltre 1500 donne partecipanti, le numerose assemblee cittadine che si sono costituite in molte città, stanno tutte lavorando per distaccarsi da una soggettività vittimizzata dalla violenza contro le donne e per riprendersi la propria storia da protagoniste.

Questo movimento vuole dare una svolta al clima pesante creato dai discorsi politici istituzionali, un movimento che vede a fianco donne giovani, adulte, anziane, precarie, migranti, studentesse, insegnanti, giuriste, giornaliste, provenienti da gruppi e associazioni, collettivi e movimenti. Le grandi differenze tra le realtà che lo compongono, hanno permesso di includere anche movimenti misti, uomini “anti-sessisti” e numerose realtà Lgbtqi, sicuramente una delle novità dello storico movimento femminista separatista degli anni ’70 in poi.

“Ni una menos”, nato dalle amiche argentine dopo innumerevoli femminicidi, drammatici eventi che si ripetono senza sosta quasi quotidianamente che hanno dato voce a un pensiero che intende dare battaglia all’attuale società machista che colpisce in particolare le donne e ha contaminato tantissimi Paesi del mondo compreso l’Italia. In questa dimensione globale siamo scese in strada per lo sciopero delle donne dell’8 marzo, condiviso in 56 Paesi, un evento storico di lotta delle donne diventato negli anni una festa istituzionale/commerciale/banale della quale volevamo distaccarci, per trasformarla in una giornata di lotta contro la violenza strutturale contro le donne aggregando tanti femminismi e moltitudini di realtà nello spazio pubblico in un’ottica di alleanze femministe.

Ora oltre scendere in piazza e trovarsi in assemblee nazionali e cittadine qual è la sfida comune che si è dato il movimento? Una sfida condivisa è quella di costruire un “Piano femminista” contro la violenza maschile che parte dal basso, da chi lavora nei centri antiviolenza, chi conosce bene la situazione dei consultori, chi lavora nella comunicazione, chi nella scuola, chi nei tribunali e non solo. Chi comunque ha a cuore la vita concreta delle donne che ogni giorno sono esposte a varie forme di violenza e discriminazione.

Il progetto del Piano femminista portato avanti dagli 8 tavoli tematici in una piattaforma di rivendicazioni che riguarda ogni aspetto delle nostre vite: dal diritto all’aborto sempre meno garantito, ai diritti riproduttivi, all’autodeterminazione di corpi desideranti, quelli del lavoro con la lotta alla precarietà, al rilancio di un sistema di welfare, verso e per la piena applicazione della Convenzione di Istanbul, al contrasto alla comunicazione sessista, all’educazione alle differenze nelle scuole, contro i modelli stereotipati di maschilità e femminilità dominanti, il lavoro sui diritti delle donne migranti, le frontiere che uccidono le donne anche nelle innumerevoli violenze che il viaggio verso l’Europea le espone, e del tavolo legislativo.

Particolarmente importante il tavolo sui percorsi di fuoriuscita dalla violenza che vede protagonisti i Centri antiviolenza, nati dal femminismo negli anni ‘90, oggi a rischio di istituzionalizzazione, mentre agiscono ogni loro azione con una valenza politica a favore delle donne. La “Rete nazionale dei Centri antiviolenza Di.Re”, promotori insieme altri di “Non una di meno”, si sente interprete a portare le rivendicazioni a livello di governo, regioni, comuni, ma in ogni realtà sociale e culturale. Un obiettivo condiviso delle campagne è inoltre quello di cambiare la società ancora soffocata da regole patriarcali dove tante donne resistono combattendo con creatività queste regole ricordando la memoria delle donne ribelli attraverso lo slogan usato nei nostri cori: “Noi siamo le pronipoti delle streghe che non siete riuscite a bruciare”.

di Anna Pramstrahler, Direttrice di D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, Casa delle donne per non subire violenza, Bologna

 

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