Le battaglie di Maria Teresa

 

Ci piace in questa rivista ricordare oltre a Luciana Sassatelli anche Maria Teresa Battaglino, socia e collaboratrice di COSPE per molti anni fino alla sua morte improvvisa nel 2011. Maria Teresa aveva incrociato Luciana Sassatelli nei primi anni 90 quando si era trasferita in Toscana da Torino ed erano diventate amiche condividendo una filosofia e pratica femminista e da questa amicizia e collaborazione sono nati tanti percorsi e progettazioni sui diritti delle donne che hanno segnato la storia della nostra organizzazione.

Maria Teresa amava gli sguardi che rovesciano i punti di vista, che ti costringono a metterti in discussione, a ripensarti e ripensarci. E gli sguardi che provengono dal sud del mondo lei li assumeva tutti: crudi, arrabbiati, taglienti, non importava. Maria Teresa era una femminista che aveva come pratica politica l’assumere a tutti i costi il punto di vista delle donne più invisibili, più vulnerabili, con meno diritti senza però mai cadere nella trappola dell’assistenzialismo o del razzismo quello più subdolo.

Ogni donna è portatrice di saperi, visioni, pratiche. Assumere quel punto di vista in un’ottica di empowerment significava per lei rimettere al centro della discussione le asimmetrie tra donne e uomini e tra donne e donne. Lavorare con le donne migranti piuttosto che con le donne albanesi in Albania o algerine in Algeria era come toccare il nodo vivo dell’ingiustizia dei tanti patriarcati e delle tante e sempre più complesse asimmetrie anche tra donne. Dove è finita la nostra emancipazione occidentale? Forse nelle mani delle tante colf, badanti, babysitter straniere, migranti appunto? Se lo domandava Maria Teresa e nel porsi la domanda praticava e agiva quella contraddizione.

Fu lei a portare avanti per COSPE quel grande lavoro sul territorio toscano e emiliano romagnolo per promuovere un associazionismo di donne migranti e native che mettesse insieme diritti, reddito, rete sociale mostrando che il nord e sud del mondo sono intrecciati in una relazione complessa e tortuosa e tutti ne facciamo parte, individualmente e collettivamente.

In un intervento sulla nascita dei primi centri interculturali delle donne di cui fu protagonista a Torino disse: “Volevamo un centro interculturale che fosse gestito dalle donne straniere e gestito dal lavoro e dalle competenze delle donne straniere, perché l’immigrazione odierna – frutto di alcuni processi economici e della cosiddetta globalizzazione – è un’immigrazione fatta di donne con alto livello di scolarità, con delle grosse competenze che, qui, sono ricondotte tutte agli unici livelli della collaboratrice domestica o della lavoratrice sessuale”.

Economia della vita, diritti e qualità della vita, intraprendere sociale ed economico che scardina poteri e assetti, spazio pubblico di azione di sviluppo locale. Tutte questioni intrecciate che per molti anni Maria Teresa ha cercato di fare stare insieme contaminando molte progettazioni di COSPE. Ha lavorato per noi in Italia, Albania, Algeria, fino all’ultimo contributo in Senegal.

Ha scritto molto Maria Teresa e oggi tutta la sua documentazione, comprendendo anche la documentazione prodotta per COSPE, è stata ordinata, sistematizzata e consegnata, per volere della sua famiglia, all’Archivio delle Donne del Piemonte (www.archiviodonnepiemonte.it).

di Debora Angeliamica e collaboratrice di Maria Teresa

 

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