La forza delle donne: giornaliste contro le discriminazioni di genere

Come possono i giornalisti e i media influire sul raggiungimento dell’uguaglianza di genere o sulla lotta alla violenza domestica? Se lo sono chieste un gruppo di giornaliste angolane che nel 2006 ha dato vita al Fórum de Mulheres Jornalistas para a Igualdade no Género (Fmjig). Il Forum, che oggi conta più di 100 membri, nasce su stimolo di un incontro sulla partecipazione delle donne in politica organizzato a Luanda quell’anno. Probabilmente un ulteriore allarme sulla situazione delle donne, raccolto immediatamente dalle partecipanti a quell’evento.

La prima campagna in cui si impegnarono fu “Challenging the Silence: media contro la violenza di genere” che coinvolgeva l’Angola, Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda.

Da quella prima campagna, il Forum ha continuato ad affrontare le questioni relative alla parità di genere in generale arrivando oggi a portare avanti progetti con numerosi partner e sostenitori: ricerche, programmi radiofonici e molta formazione per i professionisti dei media, per le comunità e le autorità locali. Ad oggi il Fmjig ha sedi e referenti in tutte le province del Paese.

Con COSPE oggi questo gruppo di giornaliste realizzano “Donne al centro”, un progetto che si occupa della partecipazione delle donne nelle decisioni politiche, a partire dalle zone rurali. Abbiamo parlato con Suzana Mendes, trentenne luandese laureata all’Università indipendente dell’Angola e con già all’attivo una serie di collaborazioni importanti nella “Radio Nacional” e in quotidiani nazionali come il “Jornal Agora” “Jornal A Capital”, il “Jornal Angolense”.

 Da dove è nata l’esigenza di creare un Forum delle giornaliste per l’uguaglianza di genere?

Per impegnare quanti più giornalisti possibile sul tema della parità di genere nella società angolana, sperimentando anche nuove metodologie di racconto. Il nostro primo progetto è stata la campagna “Challenging Silence: media contro la violenza di genere” un’iniziativa con grandi mezzi e impatto sociale che ci identifica ancora oggi come un’organizzazione che si concentra soprattutto di questo, ma il Forum lavora molto anche su altri aspetti per noi fondamentali come la partecipazione dei cittadini, la discriminazione in base al sesso, il decentramento e la governance locale.

Come donna ritiene di avere avuto qualche problema in più nella sua carriera rispetto a un uomo?

Devo dire che i miei colleghi mi hanno trasmesso le loro competenze durante le mie diverse esperienze nei media, ma essendo giovane e donna, quando ho iniziato a lavorare sentivo di dovermi impegnare di più, che dovevo conquistarmi più credibilità dei colleghi maschi. Per superare questo pregiudizio ho dato il massimo come professionista.

Oggi che cosa significa appartenere al Forum a livello professionale?

Mi è di grande aiuto perché ho la possibilità di scambiare esperienze con i miei colleghi giornalisti e, attraverso il Forum, di denunciare e far conoscere le discriminazioni basate sul genere e dare più spazio per le donne in giornalismo.

Che ruoli hanno le donne nei media?

Abbiamo molte donne nelle redazioni ma la direzione dei media è ancora in gran parte in mano agli uomini. Tuttavia, abbiamo donne che si distinguono e assumono posizioni dirigenziali. Devo dire che la situazione delle donne nei media non è diversa dalla situazione generale della società. In questo caso ne è specchio fedele.

Cosa pensa che ci sia ancora da fare per ottenere una piena partecipazione delle donne e una vera uguaglianza di genere?

Abbiamo una Costituzione e una legislazione che sanciscono la parità di diritti tra uomo e donna. L’Angola ha inoltre ratificato importanti strumenti internazionali in materia di parità di genere e abbiamo un numero considerevole di donne in parlamento e governo, ma, quello che c’è da fare è a livello intermedio: nei comuni rurali, nei dipartimenti provinciali, nelle istituzioni.

Una delle principali preoccupazioni si riferisce a donne delle zone rurali, dove la situazione in molti casi è di sfruttamento e abusi. Per un cambiamento reale è necessario che gli interventi tengano conto delle cause di disuguaglianza sociale: l’accesso universale all’istruzione, all’assistenza sanitaria e l’informazione. Solo così possiamo avere un reale cambiamento.

Intervista di Redazione

 

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