Crisi mondiale: abbandonare Maastricht e annullare il debito.

Il 4 agosto il Senato ha approvato in via definitiva il “decreto Sviluppo”, con l’obiettivo di portare il nostro Paese fuori dalla crisi. Ma Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea e di Geografia politica ed economica della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa, autore di alcune monografie dedicate alla cultura politica, alla storia economica e all’economia contemporanea, sostiene che “la soluzione proposta da Monti e dal ministro Corrado Passera non è adatta a sanare la situazione”.

Volpi è stato ospitato da COSPE all’interno di un seminario che intendeva analizzare i motivi della crisi economico-finanziaria attuale. Crisi in cui le Organizzazioni Non Governative devono imparare a muoversi per non rimanerne sopraffatte.

Nel suo discorso Volpi è partito dai contesti in cui la crisi è nata, per andare alla ricerca delle cause della sua evoluzione e dei suoi possibili sviluppi futuri.

“La crisi- ha esordito- si è sviluppata a causa dell’azione di diverse figure sociali e di politiche errate che hanno facilitato l’indebitamento privato immettendo grande liquidità e concedendo mutui e prestiti con tassi di interesse molto bassi. Tassi possibili grazie alla moneta unica e al sistema delle banche centrali, che permettono di limitare la percezione del rischio all’interno del mondo della finanza”.

Secondo il professor Volpi, la crisi nasce nel 2007, nell’ambito del mercato immobiliare statunitense. “Tutto parte dall’idea che si potesse costruire un modello basato sull’indebitamento come unica maniera per mantenere il sistema capitalista”.

Tra il 2009/2010, però, qualcosa cambia. “Il debito si è spostato dai capitalisti privati allo Stato che è intervenuto per salvare il mercato”. Per il docente sono gli Usa ad inventarsi “una nuova politica monetaria non convenzionale” che consiste “nell’indebitamento dello Stato e nel finanziamento dell’euro debito, per salvare i sistemi bancario, assicurativo e delle agenzie dei mutui”.
Nel momento in cui gli Stati Uniti intervengono in questo modo, “il rapporto Pil-debito pubblico americano, che prima era intorno al 60%, arriva a sfiorare il 100%”. Motivo per cui gli Usa si trovano costretti a finanziare un’enorme quantità di debito pubblico. Un modello analogo adottano Gran Bretagna e Germania.

Nel momento in cui quest’enorme quantità di titoli di debito pubblico arriva sul mercato “tutti quei Paesi che storicamente erano più indebitati- in questo caso Volpi fa riferimento a Spagna, Grecia, Portogallo, ma anche Italia- devono affrontare la concorrenza feroce dei titoli americani, tedeschi, inglesi, molto più sicuri dei loro” perché offrono più garanzie. “Nel caso i titoli non vengano venduti, infatti, sarebbero comprati dalla Banca centrale americana, con gravissime conseguenze economiche per i Paesi più indebitati”.

Le soluzioni che l’Unione Europea ha messo in atto per uscire da questa situazione hanno peggiorato il tutto. “L’Europa ha scelto di continuare a tenere in piedi la vecchia struttura di Maastricht, senza pensare che quel trattato risale al 1992, epoca in cui l’Europa era profondamente diversa”.
Oggi l’Europa deve affrontare, invece, altri problemi. “L’assenza di crescita. La disoccupazione. L’inflazione. Il rapporto debito- Pil che si sta avvicinando all’80-85%”. Al contrario, secondo Volpi, “ogni tipo di soluzione e di salvataggio messo in atto dalla Bce prevede che gli euro sborsati siano finanziati con una manovra. Questo significa che per finanziare misure come il fondo salva-Stati, è necessario aumentare le tasse o ridurre le spese, affinché non ci siano movimenti di denaro in più”.

Nemmeno la risposta del governo Monti e dei suoi ministri è adeguata in base a quanto riferito dal docente. “Bisogna ridurre il debito e invece vediamo che il debito continua a crescere. La strada giusta- ribadisce Volpi- è l’annullamento del debito, e non la sua ristrutturazione o diminuzione”. E l’esempio della Grecia, secondo il professore, “dimostra chiaramente che i debitori privati non potranno mai restituire il debito, indipendentemente da chi sarà al potere. Dunque- ha concluso Volpi- o troviamo la forza di mettere in discussione il modello di Maastricht del 1992, o continuiamo con azioni inutili che non servono a risolvere la questione”.