La nuova sfida delle Ong

Riconoscere l’acqua come diritto umano  sarà il risultato di una cooperazione che saprà essere vero attore del cambiamento.

di Fabio Laurenzi

Perché tanta polemica sul fatto se l’acqua deve essere considerata o meno un diritto umano e un bene comune? Perché se si concorda che si tratta di diritto umano (come del resto ha già sancito l’Assemblea delle Nazioni Unite nel 2010 con la Risoluzione 64/292), allora si parla di qualcosa che non può essere negoziato né essere oggetto di profi tto o di mercifi cazione; e la sua disponibilità diventa un obbligo per le istituzioni pubbliche locali, nazionali e internazionali. Anche l’Unione Europea, mentre da un lato si muove a favore dei diritti umani, dall’altro inserisce nelle politiche economiche anche i servizi idrici e richiede agli Stati del sud del mondo l’apertura del mercato nazionale dell’acqua alle aziende occidentali.
Sono tante le sfi de che riguardano anche le ong e le associazioni come Cospe, che intendono la cooperazione internazionale come un’azione per il rispetto dei diritti, la giustizia e l’equità tra le persone e tra i popoli. Siamo infatti convinti che le iniziative non possono più limitarsi a risolvere problemi puntuali e locali di accesso all’acqua, ma è ciò che sta a monte e a valle della fontanella, della sorgente o del pozzo che fa la differenza. Fondamentale diventa allora il sostegno a sistemi di gestione dell’acqua pubblici e comunitari e ad esperienze di cooperazione economica tra soggetti pubblici del sud e del nord; il sostegno all’agricoltura familiare e di piccola scala, come modello rispettoso dell’ambiente; la partecipazione alle campagne civili per la realizzazione di un sistema giuridico internazionale indipendente che vigili e sanzioni chi mette a rischio il diritto all’acqua.
In questo percorso verso il riconoscimento reale dell’acqua come diritto umano, sono fondamentali la delegittimazione del World Water Forum come luogo decisionale e la richiesta all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite perché si faccia essa stessa promotrice di un summit sul tema dell’acqua e perché pretenda obblighi vincolanti per gli Stati Membri; la costruzione di collaborazioni durature – dovremmo dire di “partenariato” – tra collettività locali del Nord e del Sud, che cerchino di sanare le contraddizioni stridenti in atto, tra ciò che promuoviamo in termini di rapporti economici e commerciali con il sud del mondo e quello che sosteniamo con azioni di cooperazione e solidarietà internazionale. L’acqua, per tutte queste implicazioni, offre dunque alle ong europee una grande opportunità e responsabilità. Sta a quelle che intendono essere davvero attori di cambiamento sociale nei propri paesi di appartenenza, oltre che effi caci e professionali soggetti di sostegno agli attori dei sud del mondo, accettare la sfida.