Burkina: quell’oro che avvelena

di Jean-Pierre Nana – presidente associazione Iris Afrik

Per i contadini del Burkina Faso l’acqua vale molto più dell’oro, ma da anni la multinazionale canadese High River Gold sta avvelenando e sottraendo acqua alla popolazione per estrarre oro dalle miniere. Il bacino di Yalgho, un distretto 250 km a nord di Ougadougou, fornisce acqua a 800 famiglie di contadini e pastori. Ma dal 2007, la Somita, una società controllata al 90 per cento dalla High River Gold, ha messo in funzione un canale per convogliare 2 milioni di metri cubi d’acqua al giacimento aurifero di Taparko. La capacità del bacino si è ridotta del 10 per cento con conseguenze disastrose sul sistema di irrigazione e sulla produzione agricola locale.
Nel febbraio 2008, in piena stagione secca, è scoppiata una contestazione popolare per rivendicare accesso all’acqua e al cibo, e a una distribuzione più equa dei proventi dell’attività mineraria. Ma al di là dei proclami, la High River Gold non ha cambiato il suo atteggiamento. La multinazionale si presenta su internet come particolarmente sensibile alle problematiche sociali e ambientali, ma di fatto non fa niente per evitare le contaminazioni all’arsenico delle falde acquifere dovute all’attività estrattiva. Un esame batterio-chimico su un campione di 305 alunni delle scuole elementari di Yalgho, ha rivelato che 105 bambini erano affetti da malattie dovute alla contaminazione delle acque. A questi vanno aggiunti altri 128 casi di calcoli renali ai cristalli di oxalato di calcio.
L’inquinamento è reso tanto più grave dal fatto che, dati Onu alla mano, in Burkina Faso solo il 46 per cento della popolazione ha un accesso adeguato all’acqua e la desertifi cazione della regione del Sahel, dove si trova Yalgho, sta avanzando a vista d’occhio. Le piogge, di quantità imprevedibile, sono concentrate in stagioni sempre più brevi. Il risultato sono periodi di grave siccità alternati a rapide e drammatiche inondazioni.
L’elevata evaporazione vanifi ca gli sforzi di raccoglimento e canalizzazione dell’acqua in superfi cie. Coltivare riso, mais e cipolle durante la stagione secca diventa sempre più diffi cile. La mancanza di nuove tecniche per usare al meglio le scarse acque superfi ciali in agricoltura e nella pastorizia complica ulteriormente le cose. Questo ritardo è spiegato anche dal fatto che l’85 per cento della popolazione non è scolarizzato: l’analfabetismo impedisce la diffusione e l’applicazione di tecnologie innovative, ecologicamente ed economicamente sostenibili.
E quando l’estrazione dell’oro toglie la poca acqua a disposizione a uomini, contadini e pastori, la sicurezza alimentare e la condizione sanitaria della popolazione sono sempre più spinte sull’orlo del baratro.